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Batman v Superman: La (non) Recensione di un (non) Capolavoro (non) di Merda

Ormai è passata quasi una settimana dall’uscita nelle sale di Batman v Superman: Dawn of Justice e, in un’epoca in cui la cinematografia viene espressa a suon di Elogi o Affossamenti, la critica ed il pubblico si sono divisi su due fronti opposti. C’è chi definisce il nuovo lavoro di Zack Snyder un completo fallimento e, dall’altra parte, chi ne elogia in tutto e per tutto la somma epicità, ma la verità? La verità, come spesso accade, sta nel mezzo ed ora vi spiegherò meglio perchè.

Innegabile è dunque che la pellicola soffra di gravi problemi, a partire da una sceneggiatura flebile che regge tutta la trama su un sottilissimo filo, il quale non manca di essere tagliato per inserire inframezzi di Flashback e Flashforward* che, con un montaggio soventemente raffazzonato, portano inevitabilmente ad una confusione narrativa che lo spettatore non può ignorare. Soffre quindi degli stessi problemi che abbiamo potuto criticare nella precedente pellicola Warner Bros The Man of Steel e, proprio come il predecessore, non mancano storpiature dei personaggi e caratterizzazioni abbastanza scialbe.

man-of-steel-henry-cavill-supermanTra queste caratterizzazioni inefficaci spiccano tra tutte quelle della coppia Superman/Lois Lane. La presa di coscienza da parte dell’Azzurrone non è incisiva e non fa leva su quello che avrebbe dovuto essere un lato più umano del personaggio, le aspettative di uno struggente conflitto interno tra la natura Aliena e quella Umana vengono disilluse lasciando nello spettatore le stesse domande che si pose nel film precedente. Qui la visione che si ha di Superman è più legata a come lo percepisce la popolazione della Terra che da come lui si pone nei confronti di quest’ultima, vi sono individui che lo consacrano come una divinità ed altri che lo considerano una minaccia in tutto e per tutto, il Kryptoniano viene appena abbozzato nella percezione che l’umanità ha di lui fermandosi così ad una maschera che non si è scelto, senza particolarmente approfondire la sua vera natura ottenendo così lo spiacevole risultato di estraniare la platea che non riesce a provare empatia nei suoi confronti. Eppure c’è un momento in tutto il film, al di là delle scazzottate e delle botte, in cui Clark Kent non solo risulta parecchio interessante ma può addirittura commuovere lo spettatore. Un evento* nella pellicola lo porterà a riflettere e a pronunciare una delle più belle e riflessive battute che potessimo aspettarci, il momento in cui ti accorgi che Henry Cavill non solo è fisicamente portato per essere il nuovo Superman ma lo riconosci in tutto e per tutto nel proprio ruolo.

D’altro canto Lois Lane risulta uno dei personaggi più tediosi, ogni sua apparizione non solo è inutile ma a volte è addirittura di intralcio allo sviluppo degli eventi senza che aggiunga né spessore né una positiva rielaborazione. Insomma, una Lois completamente differente dalla sua versione fumettistica ma anche da quelle donne forti e intelligenti che già vedemmo nei vari adattamenti cinematografici, televisivi e animati.

Lex-Luthor-Batman-V-Superman-Hair-Jesse-EisenbergInfine, tra le noti dolenti, un Luthor eccessivamente squilibrato e pazzo. Parliamoci chiaro, l’interpretazione di Jesse Einseberg è stata fenomenale, l’attore ha mostrato tutta la sua capacità recitativa dando al pubblico un villain calcolatore e spietato con un’idea chiara dei suoi scopi e, purtroppo, non altrettanto chiara delle sue motivazioni. Quest’ultime vengono man mano delineate in modo estremamente frammentario, quasi a denotare la psicologia stessa della nemesi dell’Uomo d’Acciaio, trasformandolo però in un pazzo al limite della psicopatia. Otteniamo così una versione di gran lunga più rielaborata del Luthor classico, del quale mantiene il solo principio del Superuomo ed in esso risiedono le ragioni di cotanto odio per il Dio in Terra (ragioni quasi incomprensibili per coloro che non conoscono la versione nativa di Lex).
Si sfocia nel classico studio psicologico e nella guerra tra Superuomini, da una parte Luthor che si dimostra essere l’Übermensch Nietzschiano per il quale non esistono regole, pronto ad imporsi in qualunque modo per sovrastare il prossimo con il suo Spirito Dionisiaco e al contempo invidioso di Clark Kent, il comune contadino del Kansas, colui che con uno Spirito Apollineo possiede per nascita doni e poteri a cui lo stesso Luthor non potrà mai ambire, doni che incutono timore, rispetto e superomismo nella popolazione terrestre. L’incapacità lo porta alla pazzia e la pazzia alla psicosi, una caratterizzazione troppo sopra le righe che lo fa apparire più simile ad un Joker, nel modo di porsi e muoversi, che a un Luthor come dovrebbe essere.

12365933_972834219457672_494602726406190890_oIn tutto questo spicca però il personaggio meglio scritto e sceneggiato dell’intera pellicola, Batman. Un Bruce Wayne con alle spalle oltre vent’anni di lotta contro il crimine si ritrova ad aver perso tutto, rimasto con la sola compagnia del suo fido maggiordomo Alfred, sul quale torneremo più tardi, Ben Affleck mette in scena un’ottima
versione dell’uomo pipistrello. Tormentato dai fallimenti del passato ed ormai incapace di provare compassione per i criminali, questo Cavaliere Oscuro non conosce più la pietà e tutto, seppur a qualcuno possa non piacere, è perfettamente contestualizzato e spiegato. Marchia a fuoco i suoi nemici lasciandoli in balia delle carceri ed in un combattimento non si sdegna di sporcarsi le mani. Ma Batman non uccide, giusto? Questo è il dogma, ma non quando il personaggio è reso così fortemente umano da abbattere questa parete creando una ed una sola giustizia, la propria. Bruce ha trovato un nuovo modo per incutere paura perchè lui stesso ha vissuto e tutt’ora vive in quella medesima paura. E mentre l’Oltreuomo prova invidia per il Superumano, il meno comune tra i mortali vede il “divino” come una minaccia per l’umanità. Intimorito dalla sua figura onnipotente, reduce dagli scontri tra Kal-El e Zod, il Crociato Incappucciato si schiera dalla parte della popolazione che vede il Kryptoniano come un avversario e non come un salvatore; messo in guardia dallo stesso Alfred egli stesso è conscio del fatto che Superman non ha distrutto Metropolis con scopi malvagi ma non può permettersi che un disastro del genere si ripeta di nuovo. *Come Ulisse sfidò Poseidone nel suo ritorno ad Itaca e come Sisifo sfidò gli dei, anche Batman sfida Superman e questo, per quanto fossero nobili i suoi intenti, potrebbe risultare una delle scelte più assurde della propria vita, il Pipistrello si ritroverà a fare i conti con quelle che sono le conseguenze per chi decide di imporsi su un potere divino, e come già sappiamo sono un fardello.

Legato a Batman, Alfred si rivela un personaggio fondamentale e altrettanto ben realizzato, un uomo maturo che dopo tanti anni a guardia del proprio protetto ha perso la presa ed ora si limita a dispensare consigli più spesso ignorati che seguiti, Jeremy Irons interpreta una piccola ma potente parte in cui si riflette la porzione buona della coscienza di Bruce, l’unica voce di saggezza che il personaggio avrebbe prima o poi dovuto ascoltare ma che nonostante il suo disappunto non osa interferire con i propositi del Cavaliere Oscuro, anzi, addirittura offre il suo supporto entrando in gioco in prima persona generando così la dissonanza che più volte nella storia editoriale ha contraddistinto il maggiordomo.

bvs-wonderwoman-poster_1200_1778_81_sA concludere la rosa dei personaggi del film ecco apparire Wonder Woman, la presenza dell’Amazzone è tanto irrilevante per lo sviluppo della trama quanto convincente nella sua resa. Diana Prince è stata riportata in modo ottimale e Gal Gadot ne ha fornito una splendida interpretazione (considerando il poco tempo in cui è apparsa sullo schermo) dando così inizio alla Trinità. Con una performance più fisica che dialettica ci da un assaggio del personaggio ma non da abbastanza per poterla contestualizzare in modo ottimale nel film.

Eppure sto parlando tanto dei personaggi ma poco di ciò che accade e ciò che accaduto, questo perchè l’intera pellicola altro non è che un mosaico di eventi atti alla descrizione psicologica dei protagonisti, un’insieme frammentato di momenti e circostanze che hanno lo scopo principale di inserire ed introdurre gli eroi nel loro universo di narrazione così da mostrarli nel proprio passato, nel proprio presente e nel possibile futuro. Ne risulta quindi una pellicola piena, troppo piena, che inserisce un sacco di interrogativi su cui non mostra alcun interesse nel dare risposta, costruendo così un film basato su cambi di scena rapidi e linee di dialogo estremamente veloci che sfocia in una trama inevitabilmente leggera. La critica ha, in parte, ragione il film non può reggere da solo e come tale non può vivere senza il suo prequel (Man of Steel) e senza quelli che saranno i suoi Sequel. Snyder ha aperto molte porte per il futuro ma alla fine, di quelle porte, ne ha chiusa soltanto una, quell’unica porta che conta per questo film e ci da modo di pensare e ragionare su qualcosa che altri cinecomic non hanno fatto prima: la natura degli eroi e delle loro nemesi.

In sostanza un film da vedere? Si, in previsione di ciò che sarà il futuro del DC Extended Universe questo film risulta essere un tassello fondamentale, andrebbe visto con la sola pretesa di avere ciò che i trailer ci hanno promesso, ovvero uno scontro tra iconici titani.

Voto: 6.75/10

 

spoiler3

ATTENZIONE: Da qui in avanti ci saranno considerazioni su eventi relativi al film, se avete visto degli asterischi (*) nella [non] recensione verranno trattati qui di seguito in modo più esaustivo.

Quando mi sono messo a scrivere della caratterizzazione di Superman è stato difficile trattenermi dal parlare apertamente di ciò che succede al suo processo, la sala esplode e tutti coloro presenti all’interno muoiono attorno all’Uomo d’Acciaio ma non è questa la cosa fondamentale. Qualcuno si sarà chiesto “ma la vista a raggi X?” o “il superudito?” bene, in una delle sequenze successive Clark si confida con Lois e dice pressapoco queste parole “Non l’ho visto e ho paura sia perchè non stavo guardando”, questa singola frase rappresenta la massima caratterizzazione del personaggio che, sopraffatto dal suo desiderio di fare buona impressione sul genere umano e di scusarsi nei confronti dei cittadini del mondo, lo rende ancora di più terrestre. Non è infallibile, non è impeccabile ed è vittima delle proprie emozioni, emozioni che cerca di controllare per non far male agli altri e quello è stato un suo fallimento. Il senso di colpa è il sentimento che maggiormente rappresenta Superman in questa pellicola.

Se dobbiamo parlare poi di alcuni dei momenti più confusi della pellicola allora di certo non possiamo non citare i vari Flashback e Flashforward, in particolar modo quando passiamo al futuro post-apocalittico che segna l’arrivo di Darkseid sulla terra e, successivamente, a Flash che torna ad avvertire Bruce. Due scene molto confuse una in seguito all’altra delle quali non è ben chiaro il passaggio da Realtà a Sogno ed è ancor più difficile per un non lettore contestualizzare la seconda scena. Chiunque abbia letto Crisi sulle Terre Infinite sa bene che quello era Flash ma molti sono rimasti, giustamente, perplessi. Ecco queste scene sono quelle che i Marvel Studios utilizzano nei post-credits e che la DC ha voluto invece mettere all’interno della pellicola, l’idea sarebbe anche buona se solo il film non avesse già dei problemi di montaggio sui quali tali apparizioni altro non fanno che rincarare la dose di caos.

Quando parlavo dei difetti e dei pregi non ho accennato alla risoluzione della disputa tra Batman e Superman, ne tanto meno a Doomsday, ma ci arriviamo con calma. In molti in giro per il web stanno letteralmente sfottendo il fatto che lo scontro tra Batman e Superman si concluda con il nome in comune tra le due madri. Martha Kent e Martha Wayne, bene, per quanto mi riguarda la risoluzione è geniale in quanto fa capire a Batman che Superman è più umano di quanto abbia mai immaginato. Fino a quel momento Bruce ha visto Clark come un alieno assassino, una calamità che doveva essere fermata e questo lo ha portato a combatterlo senza mai interrogarsi sulla sua provenienza e sul perchè un essere del genere possa trovarsi sul pianeta, quando però sente quel nome, quando quel momento arriva è proprio li che capisce che sta combattendo non un Dio ma un Uomo. Il problema principale è che questa risoluzione è arrivata in modo fugace ed eccessivamente veloce producendo un anticlimax disarmante e per questo motivo lo reputo sia un pregio che un difetto.

La morte di Superman: Doomsday era già un buon presagio ma la morte di Superman è qualcosa che rimarrà impresso per un motivo molto semplice, la responsabilità della salvezza del mondo si sposta dalle spalle di Clark a quelle di Batman il quale comprende di dover formare la Justice League, di dover prevedere quelli che sono i possibili nemici che lo aspettano in futuro. Ha combattuto contro e a fianco di un alieno, ha scoperto che esistono dei meta-umani e sa che tra loro possono esserci delle grandi minacce e queste minacce non vanno assolutamente sottovalutate, per questo Bruce Wayne è un moderno Sisifo e la sua missione è il suo masso così come la sua missione sarà la tempesta e il maremoto di Ulisse.

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Batman v Superman: Down of Justice

Batman v Superman: Down of Justice
6.7

Regia

6/10

    Sceneggiatura

    6/10

      Trama

      8/10

        Effetti Speciali

        6/10

          Sonoro

          8/10

            Pros

            • Ottime idee e Trama piena
            • Colonna sonora impeccabile
            • Effetti visivi accattivanti seppur pesanti

            Cons

            • Montaggio incoerente
            • Regia sotto tono
            • Le idee non vengono messe correttamente in pratica